La via che conduce all’Abbazia di San Galgano è una piccola strada comunale immersa nella natura tipica della campagna toscana.
A pochi chilometri da Siena, nel piccolo paesino di Chiusdino, sorge questo complesso monumentale di epoca medievale come una sorta di cattedrale nel deserto.
Chi giunge da lontano non può avere l’idea dell’imponenza di questo monastero cistercense, che rappresenta senza dubbio uno dei luoghi più misteriosi della regione.
Solo avvicinandosi si può scorgere il contrasto con l’ambiente circostante: alla fine di un lungo viale di cipressi, si apre una piazzetta sulla quale si affacciano i resti della abbazia medievale, le cui mura sono ben conservate mentre non vi è più il tetto.
L’abbazia di San Galgano: origine e storia
L’abbazia di San Galgano è un monastero cistercense edificato nel medioevo. La sua costruzione risale ai primi del Duecento e durò diversi anni per l’imponenza della struttura. Consacrata solo nel 1288, è uno splendido esempio di architettura dell’epoca.
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La sua struttura è a croce latina e si estende lungo tre navate. Per oltre un secolo ebbe lustro e splendore, tanto che fu anche insignita di privilegi imperiali e di immunità. A causa della sua opulenza, nel Cinquecento si verificarono scontri tra il Papa Giulio II e la Repubblica di Siena, finché il sommo sacerdote ordinò di interdirla. Iniziò, dunque, un periodo di decadenza finché a metà del XVI secolo il Commendatario Girolamo Vitelli ne fece vendere il tetto.
Il fatto, dunque, che sia scoperchiata non è causato dal lungo passare del tempo o da eventi esterni, come testimoniano le alte mura ancora perfettamente conservate.
San Galgano è il santo a cui è stata intitolata fin dalla sua consacrazione: Galgano fu un giovane del luogo che, dopo una vita di dissolutezza, si convertì e dedicò la sua vita alla preghiera. La sua vicenda è avvolta dal mistero, tra storia e leggenda.
La leggenda di San Galgano e della spada nella roccia
Quando si parla della spada nella roccia, la mente corre subito al mito di re Artù. Eppure la vera leggenda di una spada conficcata nella pietra nasce proprio in Toscana, a pochi chilometri da Siena, e riguarda San Galgano Guidotti, un cavaliere realmente esistito.
Nato a metà del XII secolo in una famiglia nobile di Chiusdino, Galgano condusse una vita dedita ai piaceri e alla ricchezza. Tutto cambiò quando, secondo la tradizione, gli apparve l’Arcangelo Gabriele che lo guidò sul Monte Siepi. In quel luogo, il giovane ebbe una visione mistica: vide dodici apostoli, il Creatore e l’immagine di un futuro eremo.
Tornato alla vita mondana, fu ancora il suo cavallo — che si rifiutò di obbedirgli — a riportarlo sul Monte Siepi. Qui Galgano comprese il segno divino, si spogliò delle sue vesti, indossò un saio e conficcò la spada nella roccia, simbolo del distacco dalla guerra e della scelta di consacrarsi a Dio. La lama, conficcata nella pietra fino all’elsa, forma ancora oggi una croce visibile nell’Eremo di Monte Siepi, accanto all’Abbazia di San Galgano.
La leggenda racconta che tre uomini tentarono di estrarre la spada per impossessarsene, ma furono puniti: uno da un fulmine, uno dalle acque, uno da un orso. Quest’ultimo, pentito, venne perdonato. Quando Galgano tornò dal suo pellegrinaggio, trovò la spada ricomposta per miracolo. Da quel momento non abbandonò più il monte, vivendo in preghiera fino alla morte, a soli trentatré anni.
Molti studiosi hanno notato sorprendenti analogie con il mito arturiano: entrambe le leggende risalgono al XII secolo e presentano simboli simili di redenzione, purezza e forza spirituale. Forse, prima ancora di re Artù, fu proprio San Galgano a piantare la prima spada nella roccia.
L’abbazia tra mistero, storia e architettura
Al di là delle vicende misteriose che avvolgono l’Abbazia di San Galgano, quello che è certo è che chi ama la storia, l’arte e l’architettura qui non può che trovare un ottimo spunto per una straordinaria visita. Le imponenti colonne che si stagliano verso il cielo lungo le navate offrono un particolarissimo effetto scenico proprio per l’assenza del tetto.
Nelle giornate nuvolose, il cielo regala ulteriore austerità a questa imponente costruzione, le cui linee spingono verso l’alto producendo una sensazione di grandiosità e indefinitezza. Percorrendo la navata centrale non si può che sentirsi infinitamente piccoli di fronte alla grandezza della costruzione e del mistero che la avvolge.

